Radiomicrofono

In ogni circostanza, che si tratti di una manifestazione musicale o di qualsiasi altra occasione, ha universalmente preso il sopravvento l'utilizzo dei cosiddetti radiomicrofoni, grazie all'evidente libertà di movimento che essi offrono ai performer, finalmente svincolati da ogni filo.


I radiomicrofoni, che sono maggiormente utilizzati negli studi televisivi e in manifestazioni dal vivo, incorporano, oltre ad una normale capsula microfonica (solitamente magnetica), un circuito trasmettitore che modula il segnale su un'onda radio ed una piccola antenna che trasmette il segnale ad un ricevitore, posto vicino alla consolle o comunque all'unità che si occupa dell'acquisizione del suono. Il ricevitore si occupa quindi di riconvertire il segnale radio in un segnale audio e passarlo via cavo alla consolle.
Tali microfoni sono capaci di funzionare anche a decine di metri dal ricevitore, soprattutto in ambienti privi di ostacoli (in particolare pareti in muratura). A causa però della necessità di convertire il suono in frequenze radio e poi viceversa, oltre al rischio che si esaurisca la batteria durante la performance o che altre fonti di onde radio interferiscano con la comunicazione, nei concerti come negli studi di registrazione musicali vengono preferiti i tradizionali microfoni a cavo.
I radiomicrofoni sono disponibili principalmente in due formati: viene comunemente detto gelato (per evidenti motivi di somiglianza con un cono gelato) il radiomicrofono che presenta una forma simile al microfono tradizionale e spillo il radiomicrofono in cui la capsula microfonica è separata dal resto e, data la piccola dimensione, può essere appesa al colletto della camicia o al bavero del vestito di colui che parla/canta oppure può essere collegata ad un "archetto", costituito di plastica, che, attraverso uno scheletro di plastica permette di avere la capsula microfonica perpendicolare alla direzione del suono emesso dalla bocca; nei microfoni a spillo e ad archetto il sistema di pre-amplificazione, conversione e trasmissione si trova in una scatoletta a parte ( bodypack), collegata alla capsula per mezzo di un cavetto e che solitamente si tiene attaccata alla cintura: ciò consente una libertà di movimento massima, non essendo più necessario sorreggere il microfono con le mani.
L'unico difetto che appartiene al microfono a pulce e', avendo la capsula microfonica di dimensioni ridotte, la scarsa qualità sonora, mentre per il microfono ad archetto non sempre è così poiché l'esigenza di muoversi e coinvolgere il pubblico anche attraverso il movimento delle mani o il semplice ballare, ha spinto i produttori di microfoni a migliorare la qualità sonora. Infatti, molti artisti preferiscono questo tipo di microfoni al classico microfono "gelato".

 

Precauzioni per l'uso

Il numero degli accorgimenti da applicare cresce proporzionalmente con il numero dei microfoni da utilizzare.
Il posizionamento di ciascun elemento del sistema richiede molta cura. È fondamentale, ad esempio, che i radiomicrofoni non siano mai vicini tra loro; è dunque necessario sistemare in opera i microfoni a clip con accortezza, nella miglior posizione possibile (va sempre bene l'applicazione alla cravatta ma in prossimità del nodo). Per prima cosa, come in ogni ripresa, è importante scegliere il microfono più adatto tra i vari tipi disponibili: i microfoni cardioidi sono molto versatili in quanto offrono una buona protezione del feedback acustico, ma comportano la capacità dell'utilizzatore di saperli scegliere ed adoperare, dunque una maggiore conoscenza tecnica.
L'utilizzo durante eventi live, dunque per applicazioni con elevati livelli di pressione acustica, richiede l'impiego di un radiomicrofono in grado di resistere anche a forti sollecitazioni.
È fondamentale ricordare sempre di regolare opportunamente la sensibilità di ingresso del mixer per evitare di incorrere in un negativo rapporto S/N in caso, ad esempio, di riprese in cui è presente una voce bassa come può essere quella di un giornalista o di un moderatore.
Ricevitore e trasmettitore, il dubbio è comune: quale deve essere acceso per primo?
Senza ombra di dubbio la priorità è del ricevitore, il quale va acceso per primo, controllando il livello RF e valutandone la deviazione.
La presenza dello Squelch consente di eliminare il rumore dell'uscita audio del ricevitore in assenza del segnale RF all'ingresso dell'antenna del ricevitore stesso. Un accorgimento fondamentale consiste nel cambiare la frequenza se si incorre in un rumore diverso dal rumore bianco. Lo Squelch è inerme contro l'intermodulazione e le interferenze.
Il rumore in uscita dal ricevitore di un sistema di collegamento wireless (senza fili) può essere causato da vari fattori, tra cui alcuni molto recenti come ad esempio le interferenze provenienti da sistemi digitali, quali i trasmettitori del digitale terrestre contro cui generalmente non vi è rimedio. Spesso, infatti, soprattutto nelle riprese esterne è necessario un sopralluogo preventivo.
È importante sottolineare, anche se può sembrare ovvio, che non vanno mai utilizzati due trasmettitori contemporaneamente sulla stessa frequenza.
Tra due canali adiacenti deve essere impostata una distanza minima di almeno 400 Hz. Tuttavia se i canali operativi contemporanei dovessero essere più numerosi, tale distanza potrebbe non essere sufficiente. continua